Bestie in scena – dal 28 febbraio al 19 marzo al Teatro Strehler

Un gruppo di  attori  formidabile senza storie da raccontare, né costumi da indossare, “le bestie in  scena” si  muovono in uno spazio vuoto.

Quattordici attori che si stagliano nel buio, annegati in uno spazio enorme una scatola vuota , senza una trama a reagire a stimoli che arrivano dall’ esterno.

 

Lo spettacolo

Sul palcoscenico solo gli attori, nudi, ma  la nudità non è il tratto principale dello spettacolo.

 

Spiega la regista Emma Dante:

“Bestie di scena ha assunto il suo vero significato nel momento in cui ho rinunciato al tema che avrei voluto trattare.

Volevo raccontare il lavoro dell’attore, la sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna.  

Alla fine mi sono ritrovata di fronte a una piccola comunità di esseri primitivi, spaesati, fragili, un gruppo di “imbecilli” che, come gesto estremo, consegnano agli spettatori i loro vestiti sudati, rinunciando a tutto.

Da questa rinuncia è cominciato tutto.

Si è creata una strana atmosfera che non ci ha più lasciati e lo spettacolo si è generato da solo. In Bestie di scena c’è una comunità in fuga.

Come Adamo ed Eva cacciati dal paradiso, le bestie finiscono su un palcoscenico pieno d’insidie e di tentazioni, il luogo del peccato, il mondo terreno.

Lì c’è tutto ciò che serve: la casa, la stanza dei giochi, l’odio, l’amore, il sentiero, il rifugio, la paura.

Le bestie di scena non fanno altro che immaginare.

S’illudono di vivere, tenendo tra le mani oggetti in prestito, nutrendosi di poltiglie, farfugliando brandelli di storie.

Come i bambini credono nei giochi e, alienati da tutto, se ne lasciano incantare fino agli eccessi della demenza.

Ballano, cantano, urlano, litigano nei dialetti del sud, seducono, impazziscono, amano, ridono, combattono…

In Bestie di scena c’è un meccanismo segreto che svela il processo con cui nasce e si forma un individuo.

Al centro c’è lui con i suoi movimenti scoordinati e selvaggi, lui che traccia percorsi più importanti della meta, che cerca strade non ancora battute.

È lui il cuore pulsante dell’esercizio, il pilastro, colui al quale rivolgere tutta l’attenzione per capire ciò che siamo.

Senza storie da raccontare, né costumi da indossare, le bestie di scena si muovono maldestramente.

Come al principio di tutto, obbligandoci a dare peso, volume e ingombro al nostro sguardo. “

Siamo noi a scegliere sin dall’inizio se accoglierli o rifiutarli.

 

dal28 febbraio  al 19 marzo al Teatro Strehler

Il teatro consiglia la visione agli spettatori maggiori di 16 anni e suggerisce di arrivare mezz’ ora prima dell’orario ufficiale.


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