Carroponte 2017 Martedì 4 luglio 2017 – Ore 20:00

Carroponte 2017 – tra il rythm & blues e sonorità soul e rock’n’roll e un energico swing che sconfina nel pop.

Arrivano al Carroponte 2017 Vintage Trouble e i Lucky Chops per un doppio concerto.

Lucky Chops

I primi a salire sul palco sono saranno i Lucky Chops, la brass band di New York City.

Dopo il successo al Serraglio di Milano, è pronta a replicare e coinvolgere il pubblico con la travolgente energia swing.

I Lucky Chops – Josh Holcomb (trombone), Daro Behroozi (sax tenore), Charles Sam (batteria), Joshua Gawel (tromba) e Raphael Buyo(sousaphone) – sono un piccolo ensemble di fiati che ha iniziato a muovere i propri passi proprio nelle metropolitane di New York.

Armato dalla convinzione che la positività della musica possa cambiare il mondo e donare energia a chi la ascolta.

La fama dei Lucky Chops è cresciuta proprio sul web: i loro concerti sono stati visualizzati da più di 100 milioni di persone.

Così come le loro cover pop e rock e il materiale originale che hanno registrato nelle metropolitane di New York.

Vintage Trouble

Con un sound unico che oscilla tra r&b, soul e rock, i Vintage Trouble hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo.

Si sono esibiti in apertura a vere e proprie leggende della musica.

Dai Rolling Stones agli Ac/Dc fino a The Who – e registrando un numero sempre crescente di sold out come headliner.

I Vintage Trouble – Ty Taylor (voce), Nalle Colt (chitarra), Rick Barrio Dill (basso) e Richard Danielson (batteria) – hanno esordito nel 2010 nei locali della loro città.

Le loro performances hanno attirato  l’attenzione di Doc McGhee, leggendario manager di Kiss, Bon Jovi e Motley Crue.

Doc McGhee  li ha presi sotto la sua ala e li ha portati nel Regno Unito per suonare al Later Show… With Jools Holland e per aprire i tour di Brian May e Bon Jovi.

Nel 2011 hanno pubblicato l’album d’esordio autoprodotto The Bomb Shelter Sessions, arrivato nella Top 40 UK ed al primo posto della classifica r&b su Amazon UK.

Negli USA il critico del New York Times Van Haller li salutava come la risposta moderna a Otis Redding.


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