Fino a domenica 25 febbraio  20:30, 16:00

Gabriele Lavia  il Padre di August StrindbergLa casa, la famiglia, la resa dei conti, motivi simbolici per il drammaturgo svedese, vengono qui portati a un confronto ultimativo, che si impone con la lucidità dell’allucinazione.

Il Capitano di cavalleria Adolf si scontra con la moglie Laura sull’educazione da impartire alla figlia Berta. La consorte non esita a instillare nell’animo dell’uomo un dubbio atroce: la sua stessa paternità.

Il lungo calvario mentale di Adolf lo sprofonda in un’angoscia devastante, fino a farlo precipitare, «nell’ abisso della perdita di ogni certezza ontologica dello statuto virile della paternità».

Una partita inesorabile di dare e avere, dove ogni segno sposta la bilancia di una macchinosa contabilità cosmica.

Un racconto « Scritto con un’ascia, non con la penna. Cosi August Strindberg definisce Il padre composto in una manciata di mesi nel 1887.

Un testo che  mette a nudo i nodi irrisolti di un rapporto coniugale inaridito in regole che hanno reso moglie e marito estranei l’una all’altro, rivali, nemici.

«L’intreccio del Padre – precisa Gabriele Lavia – è semplicissimo. Un marito sospetta che la moglie lo abbia tradito e che la figlia sia figlia di un altro. Marito, moglie, figlia e l’altro. Un intreccio, diciamolo pure, banale, che nelle mani di Strindberg diventa un abisso.

«Siamo alla fine dell’Ottocento e, quindi, ci si muove – prosegue Lavia – in un ambito nel quale, ancora, non è possibile scientificamente provare con certezza la paternità certa di un uomo.

Solo la madre è certa. Il padre non è certo.

Il Padre, cioè l’uomo del comando, privato di ogni certezza è condannato a soccombere di fronte alla donna che è più forte, perché ha la certezza dell’essere.

La certezza dell’essere contro l’incertezza del non essere. E se l’essere uomo diventa non essere, diventa proprio come Amleto, follia».

Teatro Elfo Puccini

Fino a domenica 25


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