I Korn all’Alcatraz.

Domenica 12 marzo all’Alcatraz tornano i Korn.

Tornano sul palco con un nuovo album che li riporta ai toni oscuri e ai riff graffianti degli inizi,  dopo anni di sperimentazioni più o meno felici.

A oltre venti anni di distanza dal loro lavoro d’esordio,  i Korn sono ancora il complesso-simbolo del  nu-metal.

Un genere che raramente ha proposto episodi notevoli, e che  spesso  si è visto sminuito dalla critica più esigente.

La genialità sta nel fatto che i Korn non si limitano a un semplice collage, ma riescono a creare una fusione unica e indistinguibile.

Riescono a  reinterpretare  il tutto in maniera altamente coerente, sentita e introspettiva.

 Con “The Serenity of Suffering” è ancora questo scambio di emozioni con il pubblico a guidare la band e a motivarla.

“Non c’è nulla che mi riempia il cuore di gioia più di quando vedo che la nostra musica aiuta un ragazzino depresso o con tendenze suicide” ha confessato Davis

“ È ciò che mi ripaga, è il motivo per cui continuiamo a esserci e a fare dischi.

Perché ci piace vedere le persone sorridere”.

 “The Serenity Of Suffering”  sancisce un ritorno in pompa magna per il quintetto che  riesce a convincere  in maniera prepotente.

 I demoni sempre presenti nella vita del cantante man mano sono scemati ma sempre comunque presenti.

 Sono come un’ombra eterea che si fa più viva quando la luce è spenta, come negli incubi di ogni bambino.

“Eravamo dei ragazzini quando abbiamo cominciato” ha raccontato Davis in un’intervista al Guardian.

“ Non avevo idea che il mio dolore potesse aiutare così tante persone”.

 Rabbia e angoscia interiore, scaturite dalle vicende autobiografiche di Davis e dai suoi ricordi.

Rabbia e angoscia sono infatti le tematiche base delle canzoni.

In queste inquietudini si è riconosciuta una moltitudine di giovani e che vengono esorcizzate durante i live.

 


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