Martedì 11 aprile  Ore 21:00 Teatro degli Arcimboldi

Max Gazzè in concerto presenta Alchemaya.

Un’opera originale suonata insieme alla Bohemian Symphony Orchestra di Praga.

Il concerto è articolato in due parti.

La prima parte è la fusione,  attraverso nuove composizioni, gli approfondimenti esoterici condotti da Max negli ultimi 20 anni;

La seconda parte propone brani tratti dal repertorio storico di Max  riarrangiati attraverso l’integrazione tra strumenti sinfonici e sintetizzatori.

L’opera

L’inizio è la creazione: dal nulla della buia sala del Teatro dell’Opera di Firenze si spandono lunghi suoni di sintetizzatore

Nell’Alchemaya di  Max Gazzè un’altra creazione prende vita insieme alla profonda, cadenzata, espressiva voce di Ricky Tognazzi.

Tognazzi  recita un passo tratto dalle antiche tavole sumere, quelle risultanti dalle traduzioni dello scrittore Zecharia Sitchin.

Si narrano così vicende pre-adamitiche,  e riguardanti gli Anunnaki.

Nella narrazione sumera gli Anunnaki avrebbero colonizzato il suolo terrestre e  creato l’Adam, il primo prototipo di essere umano.

Ecco dunque giungere Gazzè per cantare insieme alla Bohemian Symphony Orchestra di Praga  diretta dal Maestro Clemente Ferrari.

Torna nuovamente Tognazzi a narrare i fatti adamitici, storie ancora sconosciute ai più.

Le vicende sumere e bibliche sono, secondo questo tipo di narrazione e questo genere di studi, le medesime.

Cambiano solo i nomi,  i sumeri Anunnaki divengono, nell’Antico Testamento biblico, i terribili e temibili Elohim.

Così prosegue tutto il primo atto, tra un canto di Gazzè e un racconto di Tognazzi, in una perfetta alchimia.

Dell’intero primo atto, il quarto brano cantato da Gazzè, Vuota dentro, quello decisamente più convincente.

Una marcia tenebrosa che conduce il pubblico nelle viscere della terra.

Gazzè  applica alla propria voce un vocoder per restituire la gravità e la profondità di questa inquietante discesa.

L’inquietante discesa  prende avvio da misteriosi buchi nel suolo del lontano Brasile.

“Da buchi, ho scoperto, in Brasile si scende per scale sbattuti dal vento…il peso decresce di un quarto arrivando alle viscere di un altro mondo”.

La voce di Tognazzi è perfetta, profonda, rispettosa delle giuste e dovute pause, magnetica.

Il racconto, che nelle sue varie riprese attraversa i millenni, è chiaro, accessibile, diretto.

Alchemaya è così, dal punto di vista comunicativo e divulgativo, perfetta nel suo ruolo

Il secondo e ultimo atto dell’opera cambia invece radicalmente registro.

Dalle narrazioni esoteriche ci si sposta sui pezzi più famosi dell’intero repertorio del cantautore romano.

I pezzi sono stati  adeguatamente riscritti per l’orchestra dal Maestro Ferrari

Teatrp degli Arcimboldi lunedì 10 aprile 2017


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