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Teatro Carcano: un punto di incontro tra le generazioni e le arti

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Inaugurato il 3 settembre 1803, il Teatro Carcano ebbe il suo battesimo con il dramma serio La Zaira. Nel primo scorcio della sua storia, in cui si divise tra prosa e lirica, vennero ospitate le prime rappresentazioni di celebri opere liriche come Anna Bolena di Donizetti e La sonnambula di Bellini e di veri capolavori della scena come El nost Milan di Bertolazzi.
Dopo anni di declino, le distruzioni della guerra, l’avventura dell’avanspettacolo e la trasformazione in sala cinematografica, nei primi anni Ottanta il Teatro Carcano viene recuperato alla sua primaria vocazione e da allora svolge un ruolo fondamentale nella vita culturale milanese, sia come struttura produttiva che come sala aperta alle ospitalità.
Grandi protagonisti della scena si sono alternati in questi anni sul suo palcoscenico, da Salvo Randone a Giulio Bosetti (direttore artistico dal 1997 al 2010), da Gabriele Lavia a Alberto Lionello, da Marcello Mastroianni a Vittorio Gassman e ancora Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Turi Ferro, Nino Manfredi, Giorgio Gaber. Tra le protagoniste femminili ricordiamo Anna Proclemer, Monica Guerritore, Marina Malfatti, Giuliana Lojodice, Piera Degli Esposti, Valeria Moriconi, Marina Bonfigli, Lella Costa, Ottavia Piccolo.
Reso ancora più confortevole dopo i lavori di ristrutturazione realizzati nell’estate 2010 (sostituzione della pavimentazione e delle poltrone di platea e balconata; rifacimento del botteghino; adeguamento delle strumentazioni tecnologiche e di palcoscenico; ultimazione dei lavori riguardanti la sicurezza), è un teatro totalmente accessibile per i disabili, essendo la sala posta a livello del piano stradale.

La storia: Il corso di Porta Romana, per lunghi secoli centro dell’eleganza cittadina, luogo prescelto per cerimonie trionfali e liete feste, alla fine del ‘700 vede diminuita la sua importanza, perché in altra zona della città a Porta Orientale, fioriscono nuovi quartieri prescelti per la residenza e i convegni dei nobili. Tuttavia il Piermarini, ancora negli ultimi anni del secolo, incaricato di sistemare il corso, provvede a restaurare le case, interviene sulle decorazioni architettoniche con gusto personale, ordina il miglioramento del suolo stradale, che viene selciato a nuovo e listato di trottatoi di granito sui quali sfrecciano (si diceva a quel tempo) i cocchi spesso spinti a velocità smodate.

In questa cornice, tanto diversa da quella attuale, nel 1801 la Società teatrale della Casa Carcano decide di trovar spazio per un nuovo grande teatro. L’area è quella dell’ex convento di San Lazzaro, acquistata da Giuseppe Carcano. L’architetto, un giovane d’ingegno, Luigi Canonica, prende a modello la Scala e il Teatro della Cannobiana. Il Teatro Carcano ha quattro ordini di palchi, volta decorata a stucchi e dorature, un medaglione centrale, ornamenti dappertutto di tipo neoclassico. Posti dai 1200 ai 1500. È un teatro celebrativo, per una elite che ha visto passare la Rivoluzione, ma ha anche avvertito il principio di restaurazione insito nell’impero Napoleonico. Il 3 settembre 1803 la nobiltà e la ricca borghesia riempiono il teatro per la serata inaugurale: il programma comprende Zaira tratta dal dramma di Voltaire, musicata da Vincenzo Federici (ventisei anni dopo lo stesso soggetto sarà messo in musica anche da Bellini) e il ballo Alfredo il grande musicato da Paolo Franchi.

L’attività proseguì con un certo lustro, e con intervento di artisti famosi. Una serata memorabile fu quella del 15 ottobre 1813 nel corso della quale Niccolò Paganini venne proclamato “primo violinista del mondo”: le sue Streghe – scrisse un cronista – sbalordirono e intontirono.
Sul palcoscenico del Carcano passarono, negli anni, le più grandi dive della lirica, dalla Pasta alla Malibran. Giuditta Pasta tenne a battesimo prima Anna Bolena di Donizetti e poi, la sera del 6 marzo 1831, La Sonnambula composta da Bellini, a Milano, in due mesi. Dopo Beatrice di Tenda, altra primizia belliniana, ecco Maria Malibran legare il suo nome (siamo nel 1833) a celebri edizioni di Norma e de La Sonnambula.

Erano anni di rigoglio musicale, favorito dalla politica dell’Austria; ma la ripresa non avveniva soltanto in campo teatrale. Una pagina di Carlo Cattaneo in “Notizie naturali e civili sulla Lombardia”, ci da uno spaccato preciso della Milano degli anni attorno al 1840:
“I bastioni solitari e paurosi, ove si seppellivano i giustiziati, divennero ombrosi passeggi; si tolse il lezzo alle strade; e l’orrida abitazione dei cadaveri si rimosse dalle chiese; si sgombrarono dagli accessi dei santuari i mendicanti, ostentatori d’ulceri e di mutilazioni; a poco a poco non si videro più nella città piedi nudi e abiti cenciosi. Si apersero teatri, ove le famiglie, inselvatichite da sette generazioni, impararono a conoscersi, e gustarono le dolcezze del vivere civile, della musica, della poesia. II genio musicale rispetta e ambisce il giudizio del nostro popolo; un solo carnevale in uno dei minori nostri teatri diede al diletto dell’Europa la Sonnambula e Anna Bolena. Regnò la tolleranza di tutti i culti; e si aperse ospite soggiorno agli stranieri che apportavano esempi di capacità e d’intraprendenza. S’introdussero le scienze vive nella morta Università; si fondarono accademie di belle arti; rifiorì l’architettura, l’ornato riprese greca eleganza; s’innalzarono osservatori astronomici, si costrusse la carta fondamentale del paese; si apersero nuove biblioteche; le madri tolsero ai cuochi a agli stallieri la prima educazione dei figli.

 

Soave rifece tutti i libri elementari; PariniMascheroniArici ricondussero l’eleganza letteraria indirizzandola ad alti fini scientifici e morali; Beccaria lesse economia politica; surse a poco a poco quella costellazione di nomi splendidi alle scienze a alle arti: VoltaPiazziOrianiAppiani, cogli altri che la continueranno fino ai viventi. Gli allievi di tanto senno si sparsero in tutte le province, e propagarono in tutte le classi quel fausto movimento di cose e di idee che ci attornia da ogni parte, e ci arride all’immaginazione.”

Indirizzo: Corso di Porta Romana, 63

Scritto da: Radio E20 Milano


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